Ifà, l’orisha del destino e della saggezza

Ifà, l’orisha del destino e della saggezza

L’intelligenza umana è efficiente nel porre le domande, ma è avara con le risposte. Tutti ci poniamo delle domande e tutti desideriamo avere delle riposte, ma ben pochi ce le possono dare. Rispondere alle domande, rendere le cose comprensibili e tradurle: tutto ciò è molto difficile. Pochi possiedono questa capacità e sono dei privilegiati sul piano intellettuale e spirituale. La saggezza dell’essere umano può comunque raggiungere questo livello, ma è necessario qualcuno che indichi la direzione. Da qualche parte bisogna trovare le risposte.

I sacerdoti Ifà rispondono a molte domande di importanza vitale utilizzando il sistema di divinazione Ifà utilizzando sia gli ikin che l’opelè.

Ognuno di noi dispone di 24 ore al giorno per parlare con se stesso, ma la maggioranza vive questo tempo ponendo delle domande. E anche se non lo farà, saranno gli altri a fare domande su qualsiasi argomento, durante ogni conversazione. Nella filosofia degli orishà si riconosce che l’essere umano è pieno di dubbi e di incertezze e che sente la necessità di comprendere il proprio tempo e di riconoscersi in questo. È un essere con una necessità vitale di conoscere le risposte, a prescindere che le sue ricerche per trovarle siano collegate tra loro o meno. Le risposte ci arrivano dall’orisha Ifà – Orunmilà. Durante il processo di divinazione, questo orisha si consulta con l’Orì del consultatore per conoscere il suo predestino che si manifesta attraverso l’odù che fornisce le risposte. È per questo che Ifà – Orunmilà è l’orisha della saggezza e riesce a rivelare il segreto e il mistero della vita.

Ifà – Orunmilà è Òkìtìbìrí, a-pa-ọjó-ikú-dà, che significa il Grande trasformatore ossia Colui che può posticipare la morte ad un’altra data. Questo orisha del destino e della saggezza è colui che orienta le persone e le divinità. Già il solo fatto che possa migliorare un destino non buono dovrebbe bastare per venerarlo.

Ifà-Orunmilà è una delle divinità più importanti del panteon yoruba. Uno dei suoi oriki (invocazioni) parla di lui come Akere f’inusogbon, il che significa Uomo di bassa statura con uno stile di vita colmo di saggezza, ma significa anche Uomo che con poche informazioni dissolve qualsiasi dubbio. È l’intermediario tra l’ayè (la terra; il mondo visibile) e l’orun (il cielo; il mondo invisibile), è la voce delle divinità, degli antenati e degli esseri umani, egli è il grande intermediario nelle relazioni.

Secondo alcuni esperti, la parola Ifà (in yoruba: Ifá) è composta dalla radice che significa contenere, includere, accumulare, comprendere. Indica che tutto il sapere originale yoruba e tutte le possibilità di capire l’uomo e il cosmo sono contenuti nel corpo liturgico Ifà. Tra le spiegazioni più plausibili del nome Orunmilà (in yoruba: Ọ̀rúnmìlà) ci sono le seguenti:Òrun-l’ó-mọ-à-ti-là, che significa (Solo) il grandioso abitante dell’orun sa chi sopravviverà; Òrun-l’mọ-à-ti-là, che significa Solo all’abitante dell’orun sono rivelati i mezzi della liberazione; e Òrun-mọ-ol, che significa Solo l’abitante dell’orun può liberare. Il termine orun si riferisce a tutto quello che giunge dall’aldilà, dunque tutto quello che non si trova solo al livello fisico dell’esistenza.


Perché i nomi Ifà, Ifà-Orunmilà e Orunmilà?

I nomi Ifà-Orunmilà e Orunmilà si riferiscono solamente all’orisha, mentre il nome Ifà si riferisce contemporaneamente alla divinità e al suo sistema di divinazione.

In altre parole, Ifà indica il sistema di divinazione dell’orisha a cui è collegata la pratica della divinazione; mentre Ifà-Orunmilà e Orunmilà sono i nomi dell’orisha che manifesta la sua saggezza principalmente tramite la procedura di divinazione che si svolge con l’opelè e gli ikin. Ma la parola Ifà è diventata in tutto il mondo il termine per indicare l’orisha, al punto che molte persone considerano Ifà e Orunmilà due divinità diverse.


Il sistema di divinazione Ifà

Durante la divinazione Ifà sono sempre presenti due Òrìṣà: Ifà – Orunmilà e Eshù.
La divinazione trasmette le parole di Ifà.

Orunmilà, anche detto Ifà, è colui che possiede tutto il sapere, è l’orientatore spirituale delle persone e delle divinità, è la loro fonte fondamentale della saggezza, e utilizza come mezzo di comunicazione il sistema di divinazione chiamato anche Ifà.

I mezzi per svolgere la divinazione sono:

OPELÈ e IKIN

Sono utilizzati solo dai BABALAWO e dalle IYANIFE.
I sacerdoti e sacerdotesse Ifà studiano in media per 16 anni e dedicano la loro vita all’uso dell’opelè e degli ikin e alla memorizzazione dei 256 odù Ifà in minimo 8 diverse versioni, che ovviamente sono trasmessi solo oralmente.

In Slovenia, su concessione degli orisha, abbiamo adattato il tempo e il modo di studio alle abitudini del mondo occidentale prendendo appunti e registrando le lezioni. Il materiale così ottenuto ci aiuta anche nell’interpretazione dei sacri testi.

GLI ODÙ

Quando la divinazione si svolge con l’opelè o gli ikin, le parole di Ifà – Orunmilà trasmettono i suoi 256 odù e altre espressioni della sua tradizione.

I 16 CAURI

Sono utilizzati solo dai BABALORISHÀ e dalle IYALORISHÀ.
La procedura della divinazione con i 16 cauri viene praticata in Slovenia da molti babalorishà e iyalorishà. Numerosi sacerdoti e sacerdotesse studiano questo tipo di divinazione per poter aiutare i loro clienti più velocemente.
In entrambi i tipi di divinazione i sacerdoti sono responsabili della loro vita come anche di quella degli altri.

GLI ODÙ

Nella divinazione con i 16 cauri tutti gli orishà si esprimono attraverso 16 odù.


L’orisha Ifà – Orunmilà (ossia Orunmilà)

Ogni orisha può migliorare il destino dei suoi veneratori tramite il suo specifico ashè (energia della realizzazione, benedizione). Ad esempio, l’orisha Ogun ci offre abilità di strategia, il potere dell’azione e del sapere, la divinità Obaluwayè attira il potere della guarigione, la dea Oshun porta dolcezza e grazia se mettiamo in pratica le qualità come la costanza, il perdono, la stabilità e il coraggio. Ma l’orisha che è più strettamente collegata al destino è Ifà – Orunmilà l’orisha che contribuisce maggiormente a un destino vincente dei suoi figli intesi come un’unica unità. Questo orisha infatti dà risposta alle loro ricerche e ai loro dubbi e rende coloro che l’ascoltano i più saggi di tutti. Non esiste persona che sappia quando la chiocciola è gravida e porta le uova, ma dicono che Ifà – Orunmilà sia così saggio che conosce anche questo: il significato della metafora è chiaro, cioè non c’è segreto che Ifà – Orunmilà non conosca.

Eshù e Ifà – Orunmilà: compagni fedeli

Nella cosmogonia Yoruba, Eshù e Ifà – Orunmilà sono due compagni inseparabili: per questo agiscono in modo da completarsi a vicenda. Eshù é il simbolo dell’ordine, della disciplina e dell’organizzazione, che sono dei principi che dirigono il cammino dell’essere umano e lo aiutano a compiere il suo destino, rappresentato proprio da Ifà – Orunmilà. Di più, Eshù è presente durante l’iniziazione in Ifà e durante le consultazioni spirituali con la saggezza divina Ifà. È uno di quegli orishà che sono responsabili del trasporto dell’ebò alla sua destinazione e di trasmettere al veneratore che ha offerto l’ebò la benedizione degli orishà.

Il compito di Ifà – Orunmilà è riconoscere le difficoltà e le loro possibili soluzioni, tra le quali può esserci anche lo svolgimento dei rituali, mentre il compito di Eshù è accompagnare questi rituali fino alla loro meta e instaurare la comunicazione tra il veneratore e gli orishà. Eshù e Ifà – Orunmilà guidano il sacerdote anche nella scelta di quali orishà, inclusi gli antenati, il veneratore deve rispettare e gli offrono la saggezza necessaria per poter proteggere i propri discepoli.

Eshù, per la sua importanza durante l’iniziazione in Ifà – Orunmilà, gli sta accanto, così che la saggezza di Ifà – Orunmilà e le qualità di Eshù possano agire assieme nei confronti del veneratore.


Il destino

Ad ogni individuo è destinato qualcosa: quello per cui è venuto al mondo. Ad ogni singolo individuo sono destinate alcune cose già alla sua nascita: il suo destino è collegato alle sue ambizioni, alla sua visione della vita e al suo predestino. Ma il destino non è limitato solo a questo. Nella vita è permesso sognare e se i sogni che seguiamo sono realizzabili, ossia non sono solo un’illusione, hanno il potere della trasformazione: seguire i nostri ideali può trasformare il corso della vita.

Ci sono diversi tipi di destino: il destino individuale, quello famigliare, di gruppo e quello collettivo 

IL DESTINO INDIVIDUALE è quello con il quale nasce ogni essere umano ed è collegato con il destino del suo Orí. Perché si nasce in una certa famiglia e in una certa regione, perché si diventa insegnante, medico o altro? Perché alcuni sono uomini e altri sono donne? Perché alcuni diventano ricchi, altri invece si abbandonano alla povertà? Perché siamo credenti o senza fede, veneratori o sacerdoti? Tutto ciò fa parte del destino individuale della singola persona. Il nostro destino non è sempre responsabile della sfortuna nella nostra vita; la mancanza di coraggio, di perseveranza, di saggezza, di disciplina e di responsabilità e inoltre la presenza della stupidità e della testardaggine sicuramente modificano il nostro cammino nella vita.

IL DESTINO FAMIGLIARE: esiste un destino che è comune a tutti i membri di una certa famiglia. È molto probabile che alcuni appartenenti ad un certo nucleo famigliare abbiano dei traumi, mentre in un altro nucleo non è così. Per questo è importante conoscere l’origine della propria famiglia, poiché dai propri antenati si eredita molto di più dei soli geni. Il culto degli orishà ci dà la forza per poter diminuire le fatali influenze dei nostri antenati e sviluppare le loro qualità.

IL DESTINO DI GRUPPO: tutti gli esseri umano instaurano delle relazioni e si collegano in gruppi, nei quali agiscono come un’unità e rincorrono mete che sono proprie di ogni individuo del gruppo. L’Orí costringe ogni singolo di riunirsi in gruppi differenti e di vivere in gruppo con altre persone: è una necessità di ognuno di noi. Il destino di gruppo è guidato e diretto da eventi che creano una sincronizzazione tra i destini individuali di ognuno: così può succedere che un intero gruppo abbia un incidente oppure che che un gruppo ottiene un risultato che nato da una proposta, si sviluppa grazie all’impegno di ogni componente del gruppo.

IL DESTINO COLLETTIVO comprende i singoli, le famiglie e gruppi interi. Per esempio, tutti gli abitanti di una certa regione condividono lo stesso presidente. Il destino collettivo è quello che si coinvolge tutti contemporaneamente: quando non piove, non piove su nessuno.

Il destino di un singolo è caratterizzato dagli aspetti individuali, famigliari, di gruppo e collettivi. Ma il fatto che qualcosa sia destinato a qualcuno, non vuol dire che il suo destino si realizzerà. Può capitare, per esempio, che una persona sia più o meno intelligente, più o meno attiva, più o meno paziente e proprio questi sono i fattori che contribuiscono al suo successo o al suo fallimento. Per questo è più corretto parlare di “predestino”.

È chiamato anche destino del predestino, poiché, se si compie o meno, dipende da diversi fattori. Il destino non è qualcosa di astratto: è un insieme d’impegno e di azioni che bisogna realizzare nella vita, di meriti, di pazienza, di capacità strategica, degli antenati del singolo e addirittura anche del suo ashè, della forza vitale, che può essere tanta, poca o addirittura insufficiente per poter compiere il proprio destino in modo completo. Tutti abbiamo dei talenti, ma non tutti riescono a scoprirli, svilupparli e sfruttarli per poter realizzare le potenzialità del proprio ashè, grande o piccolo che sia. Per vincere la lotteria, bisogna prima comprare il biglietto: conoscere la combinazione vincente non basta.

In relazione al destino va anche detto che il culto della venerazione Ifà ci insegna che dobbiamo trovare da soli, dentro di noi, quella saggezza e quei valori necessari per poter raggiungere le nostre mete. Allo stesso modo, bisogna cercare e sviluppare i propri talenti.


L’INSTABILITÀ EMOTIVA

È la prima difficoltà che incontriamo parlando del destino.
La mente umana, la memoria, la percezione, la capacità intellettuale, le emozioni e la ragione non sono stabili. Sono talmente instabili che è praticamente impossibile ottenere una sintonia tra di loro e mantenerla per 10 o 20 anni; la stessa ragione, la stessa meta, la stessa misura di perseveranza e fervore d’azione, lo stesso obiettivo. Questo è molto difficile, poiché esistono delle turbolenze interiori ed esterne che influiscono sul predestino originario e cercano di portare l’uomo fuori dal suo cammino di vita e molte volte ottengono proprio questo. Queste turbolenze, di solito, si formano all’interno di una famiglia, di un gruppo di amici oppure all’interno di un ambiente sociale. Possiamo rifugiarci in Ifà, sia con l’iniziazione che con l’orientamento spirituale per scoprire il modo per poter superare questi ostacoli.

Quando si parla del predestino, ognuno deve fare la sua parte.

Immaginiamo che a una certa persona è stato predestinato di vivere un grande amore. Ma come può questa persona incontrare l’amore della sua vita, se non esce mai di casa e non permette a nessuno di avvicinarsi? Come può una persona sgradevole, arrogante e non equilibrata conservare una relazione con il partner? Come sbrogliare questa matassa? In questo caso l’energia della persona non è integra e la sua vita personale è completamente bloccata, poiché ha abbandonato quei fattori importanti che potrebbero rendere possibile la realizzazione del suo predestino.

La stessa cosa succede anche nel campo finanziario: a molte persone è predestinato di diventare ricche, ma capita che il loro comportamento non sia in sintonia con questa predestinazione. Per esempio, se un commerciante tratta il cliente con “furbizia”, lo farà una sola volta, forse due, e poi dovrà cercare altri clienti per i suoi affari. Col tempo comincerà a perdere clienti e finirà in fallimento, poiché la “furbizia” non è approvata dalla società. È forse nato con la sfortuna? La sfortuna era il suo destino? Non necessariamente. Il suo carattere e le sue azioni negative possono aver influenzato il suo destino, che era quello di avere successo. La filosofia degli orishà rifiuta la “furbizia” e stimola l’intelligenza, la coerenza e il buon senso.

Non si deve permettere che il “fenomeno destino” modifichi la nostra responsabilità, il nostro giudizio, la dignità, l’impegno e il buon senso. Bisogna liberarsi dal pensiero sbagliato che il destino faccia miracoli: nessuno è vincitore solo perché è fortunato. È sbagliata l’opinione che qualcuno raggiunge il successo poiché è nato sotto la buona stella e viceversa, o che qualcuno fallisce, perché è sfortunato, perché il suo destino è così oppure perché Dio ha voluto così. Tutto questo non esiste.

La realizzazione del destino non è solo una questione di fortuna o sfortuna ossia del semplice gioco tra il bene e il male: quello che il nostro destino ci ha destinato accade con maggiore facilità, se lo materializziamo con le nostre azioni, con dignità e responsabilità.

Il destino si manifesta sulla base del preesistente. Il carattere umano, l’impegno, la dignità, la responsabilità, il giudizio, il buon senso, la perseveranza e l’audacia sono coinvolti nella realizzazione del destino. L’uomo però può anche modificare il proprio destino: quando ci aggiunge la spiritualità ossia quando si dedica anche alla spiritualità, tutto ciò che è legato al suo destino migliora ancor di più. E queste sono le ragioni più importanti per iniziarsi in Ifà.

Il destino dipende molto dalle azioni dell’uomo

Più il veneratore degli orishà comprende l’importanza delle azioni e dell’atteggiamento che adotta nella sua vita, più il destino che lui sta desiderando gli sarà favorevole. È errato dire che una persona è fortunata, poiché così si sminuisce il suo impegno. La fortuna è indispensabile per l’esistenza, ma avere fortuna nel lavoro è una questione di merito. Quando una determinata persona ha un destino benedetto, questo completa e migliora il suo impegno.

La parola àwùre indica la magia che attira il progresso professionale e finanziario. Ma affinché questa magia sia efficiente è importante che colui che la sta usando sia attivo, devoto e gentile. Il caso appena esposto indica che una persona o capisce che deve fare qualcosa per ottenere qualcosa oppure non avrà mai niente.

È importante avere una direzione ed è importante possedere delle caratteristiche che la maggior parte delle persone non ha: perseveranza, fiducia e concentrazione sulla propria idea. Molte persone non sono concentrate, sono distaccate dal proprio Orì e dallo scopo per cui consultiamo questo orisha; sono distanti dal proprio destino.

Per la verità, i meriti non sono un segreto. Il giorno in cui l’uomo comprenderà l’importanza dei meriti e rinuncerà alla comodità del conosciuto, sarà in grado di risolvere la maggior parte delle sue difficoltà. Oggigiorno l’argomento destino è delicato, poiché la parola “destino” è diventata uno stereotipo e si riferisce a qualcosa di “sicuro”, di “definitivo” che però porta alla comodità e all’essere passivi.

 

Fonte: con l’approvazione dell’autore BABA KING e ripreso da:

Ifà revista, gennaio 2011, © Sikiru Salami 2011 (edizione speciale di Oduduwa Templo dos Orixas), tutti i diritti riservati. Vietata la riproduzione e la pubblicazione integrale o parziale sia delle immagini che degli articoli di questa rivista, senza l’approvazione scritta degli autori. L’approvazione per la pubblicazione parziale degli articoli tradotti nella lingua slovena, italiana, tedesca, croata, inglese e serba, è data da parte dell’autore dei testi alla Comunità spirituale Òrìṣà – energie della natura.

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