Orì

Orì – il regno del destino

Il popolo Yoruba celebra tre principi fondamentali della vita: gli orishà, l’Orì e gli antenati.

L’Orì è il principio più vicino a noi, poiché è una parte inseparabile di tutti gli esseri viventi. Forse il presente testo ci aiuterà a comprendere più facilmente che la reciproca dipendenza di tutto ciò che esiste in natura è la condizione per mantenere l’armonia naturale. Tutto quello che esiste in natura ha un ruolo, tutto ha un ruolo e uno scopo, ma necessita di un’altra espressione della natura per esprimersi in modo completo e per essere utile. L’acqua, per esempio: senza le piante che la assorbono, senza gli animali e gli uomini che la bevono, che la usano per lavarsi, e la cui massa corporea è composta per la maggior parte da essa, l’acqua, che anche senza tutto ciò esisterebbe comunque, non sarebbe però utile. Tutte le espressioni della natura sono in continuo movimento, ognuna ha una sua propria esclusività, ma nessuna è destinata solo a se stessa. Tutti, anche il dio supremo Eledunmare, gli orishà, il tempo, lo spazio, gli animali, le piante, le nazioni ecc. tutti hanno il loro Orì.

Prima di tutto esamineremo l’Orì umano, che è quello più vicino a noi, poiché, parlando simbolicamente, risiede sulle nostre spalle.

1. L’ORÌ UMANO

L’Orì, l’essenza regale di ogni essere, è una divinità personale e la sede dell’ashè che guida, orienta e aiuta l’essere vivente dal momento della sua nascita, durante tutta la sua vita e anche dopo la sua morte. La traduzione letterale del termine Orí è testa, una parte del corpo, che è il simbolo più alto dell’Orí inù, la testa interiore. 

I simboli dell’Orì sono la nostra testa e la nostra identità. L’Orì è un insieme di anima, mente, sensazioni, ombra, personalità, carattere e di tutte le emozioni che una persona vive, è quello che determina il nostro modo di operare.

Le divinità sono chiamate anche Orísà, il che significa la fonte dell’origine di tutti gli Orì.
L’Orì è un’entità parzialmente indipendente ed è considerata una divinità autonoma, che viene venerata esattamente come le altre divinità e alla quale si rivolgono offerte e richieste. Quando l’Orì inù è ben posizionato, la persona vive in circostanze favorevoli.

Nel suo ruolo di divinità personale, l’Orì si impegna per il benessere del proprio veneratore, più di ogni altra divinità. Possiamo dunque concludere con certezza che l’Orì è la divinità più importante nel panteon Yoruba poiché, nonostante l’impegno delle altre divinità nell’aiutare la persona, tuttavia ogni suo progresso, di qualsiasi tipo sia, dipenderà sempre dal sostegno e dall’approvazione del suo Orì. Se l’Orì non sostiene la persona, tutte le altre divinità sono senza potere. Pertanto, anche se il dio supremo Eledunmare o gli orishà desiderassero aiutare, possono farlo solo se l’Orì della persona ne concede il permesso.

L’Orì contiene sia il bene che il male, rappresenta tutte le possibilità e tutte le modalità del come le cose succedono nella nostra vita. Un buon Orì, un Orì forte, è responsabile di tutte le cose positive che succedono nella nostra vita. Se l’Orì è debole, proprio a causa di questa sua debolezza accadono alla persona cose negative.

Il nostro Orì è, nella nostra vita, sia il nostro migliore amico che il nostro peggior nemico. Lui è la causa di tutti i nostri problemi ed allo stesso tempo anche la loro soluzione.


2. L’ORÌ E IL DESTINO

Quello che definisce la parola “destino” è secondo la filosofia Yoruba diviso in due parti:

  1. IL PREDESTINO – include tutto quello che abbiamo portato con noi al mondo e che è stato già determinato in orun: il genere, la razza, la nazionalità. In teoria, queste sono le uniche costanti nella nostra vita e di solito restano sempre le stesse. Si tratta di una filosofia molto antica e nel periodo in cui si è diffusa le persone non cambiavano il sesso con un intervento chirurgico e non usavano gli ormoni per modificare il colore della pelle – in realtà anche oggi sono pochissimi che lo fanno. Per quel che riguarda la nazionalità invece, resterà per sempre quella di quando siamo nati, anche se poi ci trasferiamo e prendiamo un‘altra cittadinanza. Dunque, il predestino è qualcosa di fisso.
  1. IL DESTINO, invece, è la parte flessibile e dipende totalmente dalla nostra azione. Magari siamo nati per essere vincenti, ma siamo pigri. O magari siamo nati con dei caratteri molto negativi ereditati dai nostri antenati e allora dipende dalla nostra scelta se saremo spiritualmente attivi e li correggeremo, oppure se ci lamenteremo di questo per tutta la vita. La terza possibilità è di accettare di essere così come siamo e continuare a vivere per crearci una “carriera” con quello che abbiamo ereditato. Quello che è più importante, indifferentemente da quello che ci è stato destinato, è che dipenderà da noi ciò che realizzeremo. Il nostro impegno, la nostra azione e tutto quello che facciamo nella vita rendono il nostro destino qualcosa di concreto, ciò che lo fa compiere. Secondo quello che è stato scritto nel nostro destino vale il fatto che se non lavoriamo in quella direzione, se non siamo attivi, se non desideriamo che le cose succedano, allora il nostro destino non potrà realizzarsi, non potrà attivarsi.

Proprio per questo bisogna venerare e curare il proprio Orì, prendersi cura di lui, per rendere il destino attivo, perchè si avveri quello che ci è stato destinato, per poter migliorare le cose, per poter sviluppare gli aspetti positivi del nostro destino.


3. L’ORÌ E IL TEMPO

L’Orì e il destino umano sono strettamente collegati con il tempo. Il destino è la realtà. Quello che fa parte del nostro destino è quello che dovremmo provare oppure proveremo nella nostra vita.

Per questo è così importante curare e venerare il proprio Orì e comunicare con lui per essere nel momento giusto, trovarsi esattamente in un certo momento nel posto giusto, dove il destino potrà compiersi e realizzarsi nel modo più positivo possibile. Per l’essere umano è questo il modo di ottenere un controllo migliore sulla propria vita. Per non essere troppo impulsivi, per controllare meglio la propria impazienza, per avere così maggior controllo su quello che succede nella propria vita. La persona che rispetta, si prende cura e stima il proprio Orì, avrà la garanzia di avere nella vita l’equilibrio e vivrà in armonia. Il processo di curare l’Orì è allo stesso tempo un processo ininterrotto nel quale ci si prende cura della propria energia spirituale.

Questi elementi (il destino e il tempo) sono quelli che non dipendono dall’uomo. Quello che invece dipende da lui è, nel caso volesse collaborare in modo attivo alla formazione del suo destino, il cambiare certe cose nella propria vita, quali il modo di pensare o il modo di vivere gli eventi quotidiani o l’ambiente in cui vive.

4. PERCHÉ VENERARE L’ORÌ?

Veneriamo il nostro Orì per:

– l’autocontrollo e per essere svegli, per avere la completa responsabilità della nostra vita e per lottare contro tutte quelle cose che non sono utili per il nostro sviluppo spirituale e fisico e per qualsiasi altro tipo di sviluppo. In una parola, potremmo dire che veneriamo l’Orì per essere svegli e che questa condizione sarà lo stimolo e la costante nella nostra vita;

– l’equilibrio spirituale nella nostra vita, per conoscere il giusto orientamento, la via giusta della nostra vita. Parlando della strada della vita, incontriamo qualcosa di estremamente importante: l’allineamento del nostro Orì con i nostri piedi e le nostre mani. Esaminiamo dunque quale è il potenziale dell’ Orì, delle owò (mani) e degli essè (piedi).

Qualcuno magari ha un buon Orì, ma i piedi non sono allineati con lui. Qualcuno magari ha dei piedi forti, ma l’Orì non è in grado di stare al passo con loro. Qualcuno magari ha un buon Orì e dei piedi forti, ma la sua azione nella vita non è quella giusta o non è nel momento giusto. Per questo, in numerosi rituali, Orì, owò e essè vengono “marcati” allo scopo di mettere in sintonia i desideri dell’anima con la mente, con la ragione (testa), con l’azione (mani) e la direzione e la via nella vita (piedi).


5. I MODI PER VENERARE L’ORÌ

Nella filosofia degli orishà è importante quanto segue:

Ognuno di noi possiede l’Orì e non esiste un destino povero o misero. Ma esiste la mancanza della capacità di poter migliorare la propria vita. È questione di allenamento. Dobbiamo letteralmente allenare la nostra percezione, il nostro modo di pensare e di comprendere, allenare la nostra visione della vita. Dobbiamo allenarci a comprendere quali sono le cose buone, a indirizzare la nostra azione nel raggiungere le cose buone nella nostra vita. Dobbiamo renderci felici in modo attivo. E dobbiamo sempre renderci conto che: a prescindere da quanto uno si stia impegnando, non è detto che il suo successo sarà uguale a quello ottenuto da qualcun altro.

A) Le procedure pratiche per poter venerare il proprio Orì

• La prima e fondamentale procedura è l’igiene quotidiana della testa. Durante la doccia mattutina, l’acqua scorre sul nostro Orì e ci rinnova per tutto il giorno. Durante la doccia serale invece l’acqua elimina dalla nostra energia tutte le impurità ricevute dall’esterno e la tensione che abbiamo creato nella nostra testa a causa dello stress quotidiano. È importante anche avere un Orì ordinato e pettinato.

Abbracciare amorevolmente con le mani il proprio Orì e con amore, fiducia, determinazione esprimere una richiesta, per esempio:
Tu sei la fonte della mia buona fortuna,
io abbraccerò la mia energia suprema,
che porti nella mia vita tutta la fortuna che sogno di avere.

Possiamo anche inventarci una nostra richiesta. La cosa più importante è dirla a voce alta, con amorevole determinazione e motivazione, e che contenga le istruzioni di come vivere una giornata meravigliosa, ogni giorno: pazienza, tolleranza, accettazione delle differenze, capacità di darsi il diritto di vivere in un modo differente, pace, concentrazione sulla propria vita ecc.

Meditazione: per un minuto immaginiamo qualcosa di meraviglioso nella nostra vita, quello che più desideriamo e poi qualcosa che non desideriamo affatto. Poi facciamo un passo fisico nella nostra mente (creiamo il movimento) verso quello che desideriamo (progresso, un lavoro ecc.) evitando di coinvolgerci in qualsiasi modo in quello che non desideriamo. Dopo un po’ sentiremo di essere leggeri come una piuma. Immaginare quello che si desidera nella propria vita deve diventare il nostro rituale quotidiano, una nostra preghiera quotidiana. Come desidero vivere la vita quotidiana, quali sono i miei conflitti e le mie difficoltà? Se non rispondiamo a queste nostre domande giorno per giorno, non è possibile avere un Orì meraviglioso. La nostra anima e la nostra mente sono state pensate per creare. Creando, mandiamo un messaggio al nostro Orì, gli imponiamo un obiettivo chiaro per aiutarci a raggiungerlo. La cosa più importante è dare un compito al nostro Orì per trovare una buona posizione nella vita, per poter provare le cose positive nella vita.

• Bisogna prendersi cura dell’Orì anche fisicamente: mai permettere a chiunque di toccare questo simbolo. Accarezziamo spesso il nostro Orì, ma non permettiamo agli altri di fare a noi altrettanto. È meglio che gli altri non ci tocchino, poiché non sappiamo che cosa portano nelle loro mani, non sappiamo quali difficoltà può avere l’altra persona, quali forme di nevrosi sta nascondendo, quale energia negativa potrebbe possedere. E quando qualcuno tocca il nostro Orì ci trasferisce questa energia. L’Orì è la parte più forte del nostro corpo, ma anche la parte più debole.

B) Tipi di cerimonie per venerare l’Orì

Il rituale borì (ebò = purificazione spirituale, ebò per l’Orì = borì) è un processo complesso. Contiene procedure che possono essere svolte solo da sacerdoti abilitati a farlo. Il borì è un rituale per nutrire la nostra divinità personale che viene venerata affinché sia gentile con noi. Che il nostro Orì, la nostra divinità personale, sia presente e attenta nella nostra vita, che sia costantemente a nostra disposizione e per avere l’equilibrio spirituale nella vita.

Lo scopo del rituale borì è rivitalizzare l’energia personale. La nostra energia è sempre auto rinnovabile; ma poiché ci stiamo allontanando sempre più dalle fonti naturali che la rinnovano e spendiamo sempre più tempo in circostanze stressanti, la nostra ricarica si sta consumando più in fretta. E se spenderemo fin troppa energia per risolvere delle crisi sul lavoro, per litigare con il partner, per discutere con il vicino che ha parcheggiato nel nostro cortile, per spettegolare animatamente su una collega che ha un amante e sentiamo il dovere di comunicarlo a tutti i conoscenti, per irritarci durante il notiziario serale ecc., ogni giorno ci consumeremo.

Poi capita che ci si ammali e …. la nostra batteria è vuota. E siccome abbiamo speso tutta la nostra energia, che dovrebbe servirci come riserva, in cose futili, semplicemente non abbiamo più carica per risolvere le cose urgenti. Questo è allora il momento per concederci un rituale borì oppure per andare nella natura e cercare quelle risorse che ci rivitalizzano, in breve per fare qualcosa che ci aiuti nel fronteggiare la sfida.

Ci sono altri modi per venerare l’Orì, come l’abluzione rituale nel fiume o nel mare. Possiamo anche venerare l’Orì allo scopo di ricevere la benedizione di un certo orishà.


6. L’ORÌ DEL TEMPO E L’ORÌ DELLO SPAZIO

L’Orì del tempo si esprime tramite la natura e per questo è rappresentato dalle persone, piante, animali e minerali. Senza tutti questi elementi naturali, il tempo non ha una forma fisica. Senza il cambiamento delle stagioni e dell’alternazione dei periodi di pioggia e di siccità, senza le persone che invecchiano e muoiono, senza le piante che dettano i cicli di riposo, fioritura e fruttificazione, senza l’alternanza del giorno e della notte – come potrebbe esprimersi il tempo? Nessuno si accorgerebbe del suo Orì.

L’Orì dello spazio (di un’area, di un territorio) e dell’ambiente dove viviamo contiene anche altri fattori: gli antenati di una certa area, gli antenati che hanno trasformato un certo luogo in un ambiente urbanizzato, le piante, gli animali e le persone che abitano in questo ambiente, i minerali del suolo ricoperto con le costruzioni e parzialmente trasformato in un parcheggio, un prato, un campo ecc. Senza queste dinamiche, l’Orì dello spazio non ha il potere di esprimersi.
Tutti gli esseri viventi hanno delle relazioni multilaterali con l’ Orì del tempo e l’Orì dello spazio; da una parte danno la forma a questi due Orì e danno loro la possibilità di esprimersi, ma dall’altra, per la “reazione di ritorno” dei due Orì potrebbero essere costretti a modificare il proprio destino.

L’Orì del tempo meteorologico è rappresentato da tutte le espressioni della natura con le quali descriviamo il tempo meteorologico: soleggiato, nuvoloso, ventoso, piovoso ecc.

Gli umani, le piante e gli animali, con i propri Orì, non influenzano in alcun modo l’Orì del tempo meteorologico; ma lo possono percepire come una sorta di irritazione, qualora siano ipersensibili ai suoi effetti.


7. L’ORÌ DEL DIO SUPREMO, L’ORÌ COLLETTIVO E L’ORÌ MOLTIPLICATO

Ogni essere umano con il suo Orì personale fa parte anche dei molteplici Orì collettivi: della sua famiglia, della sua casa, della sua nazione, della sua società, dell’impresa dove lavora o che dirige, dell’associazione di cui è socio ecc. Prendiamo per esempio la relazione di una coppia: l’Orì del marito e l’Orì della moglie insieme formano l’Orì della loro relazione, alla qualità della quale ognuno dei due contribuisce per una parte, con le proprie caratteristiche personali. Qualora il marito sia un fallito mentre la moglie abbia molto successo nel lavoro, la relazione tra loro potrà funzionare oppure no: dipenderà dal marito se è in grado di accettare che sua moglie sia la fonte della loro fortuna, oppure se viverlo come un problema potendo di conseguenza distruggere la relazione.

L’essere umano può anche moltiplicare il suo Orì, avendo una parte del suo Orì nel figlio che concepisce e un’altra parte in qualche altra incarnazione, mentre una parte è presente qui e ora. Per questa ragione possiamo essere simultaneamente un antenato venerabile e qualcuno che è stato reincarnato. Per esempio, Dante Alighieri è un antenato venerabile per tutti i poeti, non solo per quelli italiani. Noi lo veneriamo anche se nel frattempo si è magari già reincarnato. Al momento della reincarnazione si è staccata una parte del suo venerabile Orì, quella necessaria all’esistenza dell’uomo sulla Terra. Letteralmente, si è moltiplicata da sola. Qualsiasi cosa è un prodotto della moltiplicazione, nessuno di noi è stato creato come unità individuale. La vita si basa sulla moltiplicazione e sulla riproduzione e niente nella vita è completamente nuovo.

Il Dio Supremo non possiede un suo Orì; ma è contemporaneamente moltiplicato negli Orì di tutti noi. Egli è comunque visibile, riconoscibile in noi e possiamo parlargli attraverso le altre persone. È attivo dappertutto, sempre, in ogni cosa. Dicendo “Dio, aiutami,” preghiamo il dio che ci può aiutare e che è presente in ciascuno e in ogni cosa. Come conseguenza di questa comprensione abbiamo un rispetto illimitato per gli umani e la natura, poiché chiunque potrebbe essere un portatore potenziale, un messaggero dell’energia divina, del messaggio divino.

 

Ashè!

Fonte:
Audič, J., (2014). Orì – Kraljestvo usode (Il regno del destino). Rivista Oriša, 8, 8-13.

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